Oman

Perchè andare – Oman

Mi imbattei nelle donne arabe che andavano al bagno.Vi si recavano sempre in gruppo, portandosi un cambio di vesti nei cesti tra le braccia o sopra la testa. Camminavano velate, ridendo, visibili solo negli occhi.Le dita colorate di henné reggevano i veli.Le ampie gonne bianche e le cinture pesantemente ricamate davano loro un’aria piena, come i cuscini sui quali amavano sedere.Era carne pesante che si muoveva dentro vesti bianche, carne nutrita di dolci e d’inerzia, di sguardi passivi dietro a finestrelle grigliate.Questo era uno dei loro pochi momenti di libertà, una delle poche volte in cui comparivano per le strade.Si  muovevano in gruppo, con le loro serve, i bambini, i fagotti di panni puliti, ridendo, chiacchierando, strascicando i piedi nelle loro pianelle ricamate.Mi stavano nascostamente, ma nemmeno troppo, osservando tutte, commentando la mia figura.Mi chiesero infine se ero un adolescente contando gli anni sulle dita.Non avevo grasso, dovevo esser una ragazza…- Anais Nin, Diario, volume II -

Perchè andare
Da molti è definita la più bella regione del Medio Oriente e bella lo è davvero tanto.
Una ricca e preziosa architettura in pietra, alabastro, vetri colorati e decori sontuosi; altrettanto preziosa nella sua semplicità l’architettura in argilla e fan go delle zone montuose, delle città abbarbicate alle montagne: nello Yemen così come in Oman.
Singolari e molto “africane” le capanne in paglia di alcuni villaggi della costa, quella affacciata sul continente (d’Africa). Siti archeologici suggestivi, una natura forte e in tatta (montagne con terrazze antichissime coltivate a caffè e qat, coste sabbiose, deserto, un mare in tatto brulicante di pesci, con isole vulcaniche o ricche di vegetazione rara).
Yemeniti e Omaniti sono custodi di tradizioni antiche.
Sostare in una casa tradizionale gustando i piatti tipici seduti su tappeti e cuscini e sbirciare dai vetri colorati la vita quotidiana è spesso davvero un viaggio nel tempo e nello spazio.
Poi c’è l’universo femminile, un altro “contatto” tra i due paesi e il loro modo di vivere: veli e lunghe sottane che profumano d’incenso, antica arma di seduzione!
Mani e piedi dipinti con l’henné, sguardi intensi sottolineati dal khol, sguar di da Regina di Saba…
La “Venezia nel la polvere”, San’a, splendida, preziosa e irripetibile, in un tripudio di finestrelle, merletti, decori: una meraviglia più che di architettura, di arte.
Oggi si mostra splendidamente restaurata con un insieme di alti palazzi vicinissimi, viuzze strette e fresche, il suk smisurato diviso per mercanzie.
Il settore delle spezie è forse il più suggestivo, prima di scorgerlo lo annusi, i profumi intensissimi ti avvolgono: zenzero? Curry? Cardamomo? Gli stessi profumi del suk di Muskat, dei tanti suk in terra d’Oman: noce moscata, chiodi di garofano, cannella. E incenso e mirra e cassia e cinnamomo e ladano...
Un sottile profumo di essenze rare che incuriosì e sedusse persino Erodoto, che la considerava la “terra da cui esala un profumo di divina dolcezza”.
Senza inopportuni paragoni con il grande storico, questa terra, sugli inaccessibili altipiani deserti, nelle aspre regioni infuocate dal sole, lungo coste animate di pescatori, in città che incantano per bellezza e armonia, è entrata nella storia di Kel 12.