Ecuador

Info Generali – Ecuador

“…ci vestiremo dei colori più brillanti perdendoci in geometrie di lana……nella penombra della selva incontreremole tribù dimenticate……cercheremo la freschezza dei colori e l’allegria, e in una natura bizzarra e improbabile……troveremo tutte le risposte del mondo……ti parlerò della sfida e della lotta per la vita, in questo universo fossile…

I cento volti dell’Ecuador

Il profumo di tortillas si spande nell’aria, dolce e accattivante, la città trabocca di colori, sensuale e viva, il sorriso della gente con quista al primo sguardo.
Pappagalli e lontani echi dell’iconografia inca emergono dai tessuti delle stuoie e degli arazzi, le donne portano cappelli a Lobbia, e non è un caso che proprio in Ecuador si producano i leggendari Panama…
Là dove sorgeva il Tempio del Sole e l’osservatorio astronomico inca ora c’è la statua della Madonna: ancora una volta quasi un semplice scambio di liturgie; un’architettura, quella di Cuenca e di Quito, allegra e femminile, rosa, bianca e fiorita, un trionfo di riccioli e merletti, accogliente e simpatica. Ma si sente che c’è dell’altro. In fondo, queste città sono parentesi, prive di parole.
Al loro interno dovremo scrivere se e quanto siamo finalmente disposti a rinunciare per spiccare il grande balzo verso gli immensi orizzonti della foresta amazzonica, seguire i corsi tortuosi dei suoi mille fiumi, o ancora
salire lungo i pendii di vulcani e montagne alla scoperta di città descritte da una storia antica e misteriosa. Se chiudiamo gli occhi, riusciamo a chiudere la parentesi e partire.

I fiumi scendevano a oriente
“…Un’altra brezza soffiava dalla parte delle Cordilleras, seicentocinquanta chilometri a occidente in linea d’aria, millecento per via fluviale. Ma entrambe si annullavano a vicenda ogni volta che viravamo seguendo un’ampia curva a gomito, e in tal modo precedevamo avendo in poppa il vento che scendeva a valle (…).
Un’ora via l’altra, il sipario di giungla che chiudeva da una parte e dall’altra infestonato di liane e di fiori, le rive basse di fango e di argilla, un’ora via l’altra quel sipario interminabile ci sfilò sui lati senza una sola interruzione. Molti alberi erano alti sino a sessanta metri (…). Sopra di noi vedevamo librarsi nugoli di tuquituquis, uccelli pescatori che calavano in picchiata sul battello con strida simili a quelle del gabbiano e rumori secchi del becco…”
Il racconto delle imprese dell’esploratore Leonard Clark ancora oggi ci appassiona e soggioga il nostro immaginario. Partito alla ricerca dell’El Dorado ricco delle ‘lacrime del sole’ - lo trovò tra i fiumi del l’Amazzonia occidentale, tra il Perù e l’Oriente ecuadoriano. I  Fiumi 15 scendevano  a  oriente è da cinquant’anni il testo più amato da chi sogna di potere ridisegnare le mappe geografiche del mondo, da chi sposta sempre un poco più in là i confini del possibile e dell’ignoto, da chi sogna un leggendario mondo perduto.

Arcipelago Galápagos, il luogo della preistoria
Sono tredici le isole che si rincorrono lungo la linea dell’Equatore: lo stupefacente arcipelago della discordia delle Galápagos. Naturalmente discordia scientifica, che ha creato abissi di incomunicabilità tra creazionisti
ed evoluzionisti darwiniani.
Vento leggero, per noi che cerchiamo qui le tartarughe giganti, i fringuelli di Darwin, le iguane marine che sono dragoni in miniatura, leoni marini e sule dalle zampette azzurre: ogni isola ha sviluppato specie di animali e vegetali quasi assurdi. Ma forse la vera bizzarria è proprio il fatto che possiamo ancora godere di questo paradiso a dispetto delle minacce che lo insidiano: l’aumento della popolazione, i pescatori di frodo, gli animali estranei introdotti dall’uomo, l’aumento dei visitatori, l’imprevedibile comportamento di El Niño. Eppure rimangono, le Galápagos, intatte, preservate da regolamenti severi che limitano le zone visitabili, per il piacere nostro e delle future generazioni di viaggiatori curiosi, appassionati dei misteri della natura e della vita.

Arcipelago Galápagos, paradiso e inferno sull’Equatore
Non ci sono strade, alle Galápagos, se non nel piccolo capoluogo Puerto Ayora, ma sentieri sabbiosi. Spigoli vivi e taglienti tormentano la superficie delle distese basaltiche dove, in un’atmosfera surreale e magica, pigre iguane indifferenti alla nostra curiosità scrutano l’oceano. Le sule dalle zampe azzurre sono ad un passo da noi, quiete, le tartarughe giganti sono relitti preistorici, in lontananza i leoni marini si muovono goffamente sulla battigia. San Cristobal, Españo la, Floreana, Santa Cruz, Santiago, Bartolomé si sgranano come perle nell’oceano: Charles Darwin trovò queste isole infinitamente strane, dissimili da tutte le altre isole del mondo e su di esse impiantò la sua formidabile teoria scientifica. Le acque calde dell’Equatore sono trasparenti, e nei luoghi nei quali è consentito tuffarsi - solo dove la nostra presenza non sarà un disturbo per l’ambiente - l’emozione è fortissima: le trasparenze date dalla luce del sole che gioca con le superfici tormentate dei fondali, le propaggini lambite dalla sabbia delle colate laviche rapprese nel loro insinuarsi nelle acque, il carosello dei pesci colorati intorno a noi ci lasceranno un ricordo indimenticabile.
E poi le notti, tiepide e profumate, trapuntate di stelle: non c’è tempo per dormire, qui alle Galápagos, tanto è il desiderio di vivere ogni minuto di questo viaggio con l’intensità dovuta a qualcosa che, sappiamo, sarà unico e irripetibile.

Arcipelago Galápagos, atto III
Un viaggio alla fine del mondo: e al suo inizio. Delle 250 mila testuggini giganti che popolavano un tempo le isole non restano che quindicimila esemplari, monitorati dagli scienziati della Stazione di ricerca Darwin. Così come viene tenuta sotto osservazione tutta la flora e la fauna delle isole, dalle otarie languide e indolenti alle pacifiche iguane terrestri e marine, ai pinguini di Fernandina, alle 13 specie di fringuelli - ognuna con un becco diverso, adatto ad un cibo diverso, alle altre 5000 specie di animali delle quali molte endemiche, che costituiscono l’eccezionale biodiversità di questo laboratorio della natura. Noi, che non siamo biologi, ci fermiamo incantati a guardare la danza di corteggiamento dei cormorani atteri, il richiamo d’amore di un maschio di fregata con il suo rigonfiamento del collo, le morbide evoluzioni dei leoni marini, le tartaru ghe di mare richiamate dalla luce delle oscillanti lanterne della barca…
Mentre il pensiero corre a quel lontano 1835, quando Charles Darwin a bordo del Beagle raccoglieva i dati per elaborare la teoria che 24 anni più tardi avrebbe trovato forma nel trattato L’origine della specie per selezione naturale, semplicemente riassunta nella frase “I forti, i sani e i felici sopravvivono e si moltiplicano”: essenziale ed icastica, riassume forse in sé tutta la logica della vita.