Namibia

I Luoghi - Namibia

Il fascino di una terra aspra, di desolate vallate che si alternano ad altissime dune scolpite dal vento, di vaste savane e di immense pianure alluvionali dove l’occhio si perde. Una terra ricca di contrasti, un angolo d’Africa che riesce sempre a catturare l’anima dei suoi viaggiatori. Considerata da molti “la Terra che Dio creò in un giorno di rabbia” offre scenari indimenticabili. Ma sarebbe un errore considerare la Namibia esclusivamente terra di deserti, malgrado l’antico Namib e l’affascinante Kalahari. Il Parco Etosha, ricco di vita, così come l’incredibile Damaraland e Caprivi, sono mete irrinunciabili.Vedere per credere!

Windhoek
Capitale della Namibia ed il luogo dove quasi certamente avrà inizio il vostro viaggio. Qui si incontrano differenti culture e popolazioni del paese, Himba, Herero, Damara, Nama, San per citarne solo alcune. Diversi edifici testimoniano, ancora al giorno d’oggi, i legami del passato con la cultura tedesca: il museo Alte Feste, la Stazione Ferroviaria e l’imponente chiesa luterana. Questa città, che spesso stupisce, è il luogo ideale per acquistare artigianato locale, pietre preziose e le famose Ekipa del popolo Owambo.

Waterberg Plateau
Il Waterberg Plateau, che si innalza di circa 200m sulla savana circostante, è ben riconoscibile grazie alle formazioni di arenaria rosso mattone e la sua densa vegetazione. Il parco, di 40.549 ettari, è situato a 60km a est di Otjiwarongo e a 300 km circa a nordest di Windhoek. Fu proclamato parco nel 1972 per le specie rare ed in pericolo di estinzione, come l’antilope roana e quella nera, lo tsessebe ed il bufalo del Capo.

Swakopmund
Sorse alla fine del secolo scorso per l’esigenza di un’alternativa di sbocco al mare a Walvis Bay, come secondo porto mercantile. Dopo la prima guerra mondiale perse questa caratteristica per diventare il più rinomato luogo di villeggiatura della Namibia. Caratteristico il suo paesaggio, dove le strade asfaltate e le case sembrano appoggiate sulla sabbia. Da qui si possono effettuare interessanti escursioni in aereo con sorvoli sulla Skeleton Coast, il deserto del Namib, le Epupa Falls con escursioni giornaliere agli Himba. Vivace e colorata, i suoi ristoranti offrono squisiti menù a base di pesce sempre freschissimo.

Il deserto del Namib
Il Namib è uno stupendo deserto dove al suo interno si trova il Namib Naukluft Park che, con i suoi 50.000 kmq è il terzo parco nazionale al mondo. È perfettamente incastonato tra l’Oceano Atlantico ed i fiumi Kunene a nord ed Orange a sud. Qui si possono trovare le più alte dune sabbiose del mondo, alcune superano i 380 m di altezza. Sono entità sempre in movimento, le cui sabbie vengono trasportate dai venti che spesso soffiano su questa area. Tra le zone più caratteristiche ricordiamo: la duna “Elin”, la duna “45” ed il sito panoramico di Sossuspoort, le dune di Sossusvlei, la piana di Deadvley, la duna Big Daddy (398 m), l’oasi di Sesriem e all’omonimo canyon, formato dal fiume Tsauchab e dove i primi esploratori si rifornivano d’acqua (ses = 6 riem = cinghie). La zona è particolarmente bella e selvaggia, circondata da dune che si rincorrono a perdita d’occhio. Sossusvlei è sicuramente il luogo più conosciuto ma il sito più affascinante è sicuramente Dead Vlei, piana di argilla bianca, incastonata tra le dune rosse costellata di alberi scheletrici di quasi 1000 anni. Il Deserto della Namibia viene considerato iperarido in quanto le precipitazioni annuali non raggiungono i 100 mm. Il deserto offre paesaggi mozzafiato ed una biodiversità unica nel suo genere: oltre ad essere il deserto più antico del mondo, 80 milioni d’anni, è anche uno dei più ricchi di vita animale e vegetale: orici, struzzi, sciacalli, iene, vipere soffianti e cornute, gechi, scarabei, uccelli predatori, ragni, scorpioni e moltissime piante addirittura da frutto come i meloni !Nara, ricchissimi d’acqua ma estremamente amari. Qui si potranno ammirare i colori delle dune cangianti alla luce mattutina, dal rosso, all’arancio, al pesca. I più sportivi potranno cimentarsi nella scalata alle dune di sabbia, ricordiamo che il Big Daddy è la duna più alta del mondo e che il record di salita è di 24 primi, o semplicemente passeggiare in questo splendido paesaggio.

La Skeleton Coast
È un paradiso inesplorato, difficile se non impossibile rendere l’idea di cosa si provi stando qui. Se l’Inferno avesse un’entrata sarebbe sicuramente lungo queste spiagge. Il territorio è caratterizzato dai grandi spazi aperti, profondi canyon, dune di sabbia ed animali solitari. Un susseguirsi di affascinanti formazioni rocciose, incastonate da pietre colorate e scintillanti gemme semipreziose. Il suo territorio copre una superficie di oltre un milione e cinquecentomila ettari. È difficile immaginare un contrasto maggiore dell’incontro fra un deserto infuocato ed il mare: qui il Namib spinge una distesa di sabbia rovente nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico ed il moto ondoso le ripropone lungo tutta la costa in un costante e continuo scambio di sabbia. Da questo incontro nasce una costa fra le più inospitali al mondo, per gli sventurati e numerosi naufraghi e per i molti animali che qui trovarono la morte (da qui il nome Skeleton Coast - costa degli scheletri). Flagellata da nebbie umide e da torride calure, resa preziosa dai diamanti che la trasformano in una delle maggiori miniere a cielo aperto è uno dei “must” di questa meravigliosa nazione, da visitare !

Fish River Canyon:
Il fiume Fish, che si congiunge con l’Orange a 70 Km a sud della valle, ha scavato questa gola nel corso di milioni e milioni di anni, con risultati che non potrebbero essere più stupefacenti. Le dimensioni del canyon: 160 km di lunghezza, 27 km di larghezza nel punto più ampio e 550 metri di profondità nello spettacolare canyon interno. Il fiume Fish scorre normalmente tra marzo e aprile. Di solito all’inizio della stagione turistica (maggio – giugno) è solo un piccolo torrente e nei mesi invernali si riduce praticamente a una serie di pozze in fondo alla gola. I due principali punti di accesso sono Hobas, all’estremità settentrionale del parco e Ai-Ais, a sud. Secondo una leggenda degli antichi San, il tortuoso percorso del Fish River Canyon venne scavato da un serpente chiamato Koutein Kooru, mentre strisciando freneticamente, cercava di sfuggire ai cacciatori che lo rincorrevano. La geologia fornisce naturalmente una versione un pò diversa. Il Fish River Canyon è il canyon più grande d’Africa ed il secondo più grande del mondo.

Il Parco Etosha
In lingua Ovambo significa “il luogo dell’acqua asciutta”. Il Parco ha un’estensione di 22.270 Kmq, uno dei più importanti d’Africa, al cui interno si trovano piccoli e grandi bacini d’acqua. I primi visitatori europei della zona furono gli inglesi Sir Francis Galton e Charles Andersson che lo attraversarono nel 1851, rilevarono annotazioni riportando racconti fantastici. Nel 1907 il Governatore dell’Africa del Sud Ovest, Von Lindequist, dichiarò la zona di Etosha area protetta dalla caccia, all’epoca la superficie della riserva sfiorava i 100.000 Kmq, più del quadruplo del parco dei nostri giorni. Oggi, con i suoi 100 anni, è uno dei parchi naturali africani più interessanti e visitati. Al suo interno si trova l’Etosha Pan, distesa desertica ricoperta da uno strato di potassio e argilla lasciato da un antico lago (alimentato dal fiume Kunene) risalente a 12 milioni di anni fa, quando, in seguito a movimenti tettonici, il fiume ha cambiato corso prosciugando il lago. Nel parco si contano più di 340 specie d’uccelli e circa 120 specie di mammiferi. Il parco ospita più di 400 leoni e 2400 elefanti, innumerevoli springbok (curiose antilopi che, specialmente quando sono spaventate, iniziano a saltare come molle, pronking), impala dalla faccia nera, giraffe, kudu, gnu, zebre ma non bufali.

Damaraland & il Nord
Il Damaraland è una regione ricca ed affascinante, dove convivono morbide dune, il deserto roccioso e le maggiori cime montuose della Namibia. Qui si trovano incredibili panorami ed un viaggio in Namibia non può considerarsi completo se non si vivono gli spettacoli di questa regione. Iniziamo dai petroglifici di Twyfelfontein, dichiarati patrimonio dell’Unesco nel 2007. Proseguiamo per il grandioso anfiteatro dell’Ugab Terrace, nel centro del quale si trova il “Vingerklip”, enorme dito di roccia fatto di conglomerato di arenaria. Le famose canne d’organo, spettacolari rocce basaltiche, che ci presentano insieme alla Montagna Bruciata, un interessante scorcio della geologia di uno dei territori più antichi del mondo. La foresta pietrificata: piante di conifere di oltre 280 milioni di anni orsono. Lungo i corsi d’acqua essiccati si potranno incontrare i particolari elefanti e rinoceronti del deserto, eccezionale esempio di adattamento alle avverse condizioni ambientali. Proseguendo verso nord, entriamo in una zona dall’atmosfera ancora più surreale, dalle forme scolpite dalla luce e dal vento, dove sembra che la “civiltà” non sia mai arrivata, è il regno della popolazione Himba. Ancora più a nord, verso l’Angola, in una regione accessibile solo con veicoli fuoristrada, si possono ammirare due splendide cascate della Namibia, entrambe formate dal fiume Kunene, che costituisce il umide e da torride calure, resa preziosa dai diamanti che la trasformano in una delle maggiori miniere a cielo aperto è uno dei “must” di questa meravigliosa nazione, da visitare!

Gli Himba
Fra i fiumi Hoanib e Kunene si trova l’area denominata Kaokoland, un territorio di oltre 100.000 kmq, sicuramente un’area fra le meno conosciute, ma fra le più affascinanti della Namibia. Attraversata da catene montuose irregolari e profonde valli, comprende pianure vaste come quella del Serengeti. Qui, in queste vallate vivono gli Himba da sempre isolati e preservati grazie all’impervia natura della regione del Kaokland, una delle più selvagge e meno conosciute regioni dell’Africa. Solo circa 3200 di loro vivono ancora con gli antichi usi e costumi, percorrendo l’arido territorio semidesertico che il fiume Kunene separa dall’Angola, seguendo nella continua transumanza le mandrie di bovini, che sono la loro ricchezza, orgoglio, motivo di vita ed anche fonte di credenze religiose. L’isolamento territoriale e la mancanza di contatti con genti diverse hanno fatto si che gli Himba abbiano evoluto una forma sociale assolutamente originale. Si narra che questa
interessantissima popolazione, dai tratti sicuramente poco riconducibili alle popolazione del batustan centroaustrale, derivino dalla Nubia e che abbiano viaggiato sino ad incontrare le popolazioni Masaai e Samburu dell’Africa Equatoriale. Qui avrebbero imparato la venerazione della mucca, la rottura degli incisivi (per motivi sanitari) e l’uso di pigmenti corporei. Come in quasi tutte le società africane è l’anziano a reggere il comando della famiglia, ma sono le donne, come vuole la tradizione religiosa, la vera ricchezza del villaggio. Infatti la tradizione orale è colma di detti come questo: “Se incontri un fratello di tuo padre lo devi salutare e riverire ma se incontri un parente di tua madre devi farlo entrare nella tua capanna e dividere con
lui la tua bevanda migliore“. Le donne vestono solo un gonnellino di pelle di capra, sul capo un fiocco di morbida pelle sta a significare il loro stato di spose, sul dorso spesso portano il bambino più piccolo sorretto da un triangolo sempre di pelle annodato tra i seni. Le più giovani sono belle ed hanno fascino, il corpo snello è ricoperto da una impasto di emulsione di latte ed ocra, profumato con essenze selvatiche che le protegge dagli insetti e dal sole e le fa apparire di un bel colore rosso ramato. Il popolo Himba sta scomparendo a causa dell’avvicinamento della nostra cultura consumistica che sta prendendo sempre più
piede anche nelle lontane terre namibiane. Ogni popolo, ogni persona merita di essere avvicinata con tolleranza, rispetto, voglia di conoscere per capire e per stupirci ancora delle differenze che ci affascinano ma che ci dovrebbero rendere più responsabili.

Kalahari
Il nome Kalahari deriva dalla parola Tswana Kgalagadi e Kalahadi, letteralmente “grande sete, senza acqua”. Eppure il deserto del Kalahari può essere definito solamente semi arido e sicuramente non comparabile a quello del Namib ed il Sahara per siccità. Forse proprio per questo motivo il Kalahari non ha mai realmente ricevuto la fama e l’importanza che merita. Questo grande deserto si divide in più morfologie: deserto sabbioso, roccioso, semideserto e palustre; ciò che però stupisce è che il deserto, inteso come sabbia e roccia, occupa solo parte del grande Bacino del Kalahari (depressione del Kalahari). Infatti il vero deserto si sviluppa su una superficie di circa 260.000 kmq (poco meno della superficie dell’Italia), incastonato in un bacino di ben 930.000 kmq (Francia, Germania ed Italia) che si estende tra Sudafrica, Botswana, Namibia, Angola, Zambia, Zimbabwe sino a lambire il territorio del Congo.

Caprivi e Kaudom
La striscia del Caprivi, una lingua di terra lunga circa 450 km e larga in media 50 insinuata al confine tra Botswana ed Angola, è la regione situata all’estremo nordest del Paese, l’unica ricca di vegetazione in cui il paesaggio è caratterizzato da distese di foreste e savane. Ovunque si vedono le tracce delle shona, dune parallele di sabbia testimoni di un’epoca in cui il clima era molto più arido. I primi uomini insediatisi nel Caprivi erano agricoltori che coltivavano le terre lungo le rive dello Zambezi e del Kwando. Da lungo tempo vivono in questa parte della Namibia anche consistenti gruppi di San, che però ora non conducono più la vita di cacciatori e raccoglitori nomadi di un tempo. La popolazione oggi si concentra lungo l’Okavango, lo
Zambezi ed il gruppo Kwando /Mashi / Linyanti / Chobe. Il confinante parco del Kaudom, scarsamente frequentato dai turisti, offre un’ottima possibilità agli amanti dei viaggi avventura. Si consiglia però un’attenta organizzazione dell’itinerario.